Andrea Da Dalto nasce a Treviso nel 1994, si laurea in Scienze della Comunicazione Grafica e Design presso lo IUSVE di Venezia-Mestre e inizia il proprio percorso come graphic designer, collaborando con studi e agenzie di comunicazione, per poi orientarsi progressivamente verso una ricerca artistica autonoma. La sua pratica si fonda sul disegno a mano libera e sulla scrittura automatica focalizzando l’attenzione sulla stratificazione del segno come atto di presenza: il gesto diventa registrazione psicosomatica, linea che si fa corpo e codice, organismo in tensione tra visibile e invisibile, materia e dato. Il soggetto della ricerca di Da Dalto è la linea che si ripete e si addensa trasformandosi in stato di coscienza e abbandonando il reame dell’immagine per farsi topografia della durata, attraversata da ritmi interni, errori precisi e gesti che diventano cicatrici. In un tempo che accelera e consuma, la lentezza diventa forma di resistenza, ogni tratto sospende, ogni segno rallenta, all’interno di uno spazio operativo in cui meditazione e tecnica si coabitano, generando opere non come oggetti compiuti ma come organismi in atto. Accanto all’attività visiva, conduce sperimentazioni nella scrittura poetica e nella composizione musicale, con particolare attenzione alla dimensione ritualistica e liturgica del suono. Pittura, parola e musica convivono nel suo lavoro come manifestazioni di un’unica architettura interiore, in cui ogni medium è estensione di una grammatica segreta, viva e in continua trasformazione. La pratica artistica di Andrea Da Dalto nasce da una frizione fertile in cui meccanica e meditazione non si oppongono, ma convivono in una tensione generativa entro la quale il gesto disciplinato e impersonale si intreccia all’ascolto profondo e all’abbandono. Il segno, svuotato di intenzione, diventa soglia e scrittura del tempo, pratica liminale tra automatismo e rituale, liturgia in cui la linea si ripete, si stratifica, si addensa fino a diventare stato di coscienza. In un tempo che accelera e consuma la lentezza diventa forma di resistenza, ogni tratto sospende e ogni segno rallenta, all’interno di uno spazio operativo in cui meditazione e tecnica coabitano, generando opere non come oggetti compiuti ma come organismi in atto, e servendosi del disegno come dispositivo conoscitivo, macchina che sogna, corpo che respira, linguaggio viscerale che interroga il mondo nelle sue pieghe invisibili.
Opera candidata nell'edizione 2025 del Premio Mestre di Pittura, selezionata con merito.
Criptogenetica IX nasce dalla scelta rigorosa di strumenti semplici e autolimitati: penna a sfera su carta. Questa restrizione tecnica sposta l’attenzione dal mezzo alla qualità del gesto, che diventa il vero protagonista attraverso variazioni di pressione sottili ma decisive in cui il segno si stratifica, generando una “profondità bidimensionale” che sfida la piattezza della superficie, pur rimanendo epidermide sottile e superficiale. Il supporto cartaceo e l’assenza di colore, inoltre, contribuiscono a questa tensione, avvicinando l’opera alla scrittura più che all’immagine. Nella nudità del bianco e nero la linea si dichiara codice, traccia essenziale, esercizio di riduzione e concentrazione, permettendo alla scrittura e al disegno di incontrarsi come automatismo e rituale attraverso un gesto che diviene sintesi mentale e corporea. In conclusione, Criptogenetica IX si configura come un campo di forze, una partitura di intensità e sospensioni che crea un’atmosfera di vuoto pregnante, un codice criptato più che un’immagine fruibile, cosicchè il disegno diviene organismo senza materia, un “organo desostanzializzato” che pulsa in uno spazio liminale tra cicatrice e cifra, oscillando nell’ambiguità che intercorre tra la materia e il dato.
Andrea Da Dalto, Criptogenetica IX ,
2024, penna a sfera su carta, 59,4 x 84,1